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Lobby, fermata una proposta di legge che ci chiede mezzo mondo

Il 22 novembre a Montecitorio poteva essere una giornata davvero speciale: dopo quasi 50 anni di tentativi falliti, finalmente si poteva portare alla Camera una legge sul lobbying in grado di regolamentare i rapporti tra la politica e i portatori d’interessi, i cosiddetti lobbisti. Invece no, nemmeno stavolta ce l’abbiamo fatta nei tempi auspicati a far discutere in Aula una proposta di legge che ci chiede mezzo mondo: dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) alla Commissione Europea, dal Gruppo di Stati contro la Corruzione del Consiglio d’Europa (Greco) all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).

Perché servirebbe una legge sul lobbying proprio ora?

Semplice: sono già in parte arrivati – ma ne arriveranno molti di più – i fondi europei del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (Pnrr) e al momento non c’è nessuna legge in grado di mettere in luce chi influenza le decisioni del governo, del Parlamento e delle Regioni per la gestione dei fondi. Non solo serve trasparenza dei rapporti tra i decisori pubblici e chi vuole mettere mano sui fondi, ma anche un processo decisionale inclusivo che faccia sedere al tavolo pure chi di solito viene lasciato fuori dai palazzi, come le associazioni della società civile, per esempio. Una legge sul lobbying è un primo passo per garantire trasparenza e inclusione nella gestione del Pnrr; il secondo è una legge sul conflitto d’interessi.

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